Voglio solo praticare la mia fede: lettera di un’aspirante novizia dal Monastero di Bat Nha

Voglio solo praticare la mia fede: lettera di un’aspirante novizia dal Monastero di Bat Nha

Niente elettricità, né acqua, né cibo – nessun problema! Non mi danno nemmeno fastidio gli altoparlanti che implacabilmente notte e giorno vomitano accuse e falsità nelle nostre orecchie. Questa tortura ci dà la possibilità di praticare l’amore e la non violenza verso persone che sfortunatamente sono inclini alla violenza e non amabili…Non importa quanto siano dure per me le circostanze esterne, io provo gratitudine e non nutro risentimento…

(estratto)

Voglio solo praticare la mia fede!

Sono una ragazza nata e cresciuta, in periodo di pace, in una città costiera del Vietnam. Sebbene il Vietnam possa essere più piccolo e più povero di altri Paesi sviluppati del resto del mondo, sono orgogliosa di essere la cittadina di una nazione unica. Mi sono care l’indiscutibile bellezza del mio Paese, la ricca cultura, il suolo antico e perfino la sua storia tumultuosa, che il Buddismo Zen ha condiviso dalla nascita di questo Paese, fin dalle dinastie Ly e Tran. Il mio amore per il Vietnam è in me altrettanto naturale della mia devozione per il Buddhismo.

Lasciarmi alle spalle tutte le ambizioni mondane per diventare una monaca novizia, svolgere umili compiti quotidiani, come spazzare e strofinare, imparare a vivere la fede buddhista non vuol dire rinunciare alla mia vita o al mio Paese, anzi proprio il contrario. Non sono entrata in monastero per scappare dal mondo, ma per dedicare la mia vita al servizio dell’umanità. Desidero seguire le orme dei miei antenati buddhisti e praticare la vera fede dell’amore per i miei conterranei. Aspiro a diventare una monaca buddhista, che professi la non violenza (non combattere, non uccidere, non rubare, non fornicare, non mentire, non assumere droghe o alcol, non divertimenti aberranti) e apprenda a lenire i mali della nostra società. Gli insegnamenti impartiti al monastero Bat Nha rinsaldano la consapevolezza di sé e la responsabilità verso gli altri; qui veniamo per realizzare come i sacrifici delle precedenti generazioni abbiano aperto la via alla nostra libertà e apprezzare pienamente il semplice splendore della nostra cultura così da non sentirci mai inferiori rispetto a più appariscenti bellezze straniere. Accanto alle altre novizie imparo a vivere con semplicità, coltivando un cuore gentile aperto a un amore più grande. Avere la possibilità di praticare apertamente la mia religione di pace incoraggia altresì la pace e la buona volontà fra i membri della mia famiglia e della mia comunità.

La mia vita nel monastero è priva delle comodità moderne, come televisione o telefono. Non posseggo denaro, né ho un conto in banca; rinunciando a qualunque forma privata o sociale di guadagno, condivido una modesta vita comune di duro lavoro, pasti frugali e semplici vesti. Eppure sono in pace e molto più contenta di quanto fossi prima di entrare in monastero. Questa pace nasce dal non desiderare di essere altrove da dove mi trovo, di non volere più di quanto già ho e dall’essere autentica per me e per gli altri. Amando tutti senza essere in debito con nessuno, sono libera dagli abituali attaccamenti che portano preoccupazioni e paura.

Guardando indietro alla mia precedente casa secolare, ricordo che pur essendoci molto affetto nella mia famiglia, non potevamo fare a meno di farci del male l’un l’altro a causa del nostro egoismo. Lo stesso scenario si verificava nella comunità più vasta, afflitta da ingiustizie sociali che vedevano un’abietta povertà accanto a ricchezza e corruzione oscene. Sia i ricchi che i poveri cercavano sollievo alla loro infelicità nella medicina psichiatrica, nelle droghe illecite, nei divertimenti che stordiscono l’anima, sospinti da tensioni insostenibili verso le malattie mentali, il suicidio, la prigione…Io provavo dolore per l’infelicità umana sia intorno che dentro di me, sapendo che i mezzi materiali non conducono a una vera felicità ma neppure riuscendo a porre fine al circolo distruttivo del giudizio e del biasimo. La mia continua ricerca di un modo migliore di vivere, prima attraverso i libri ed esperienze personali, poi attraverso un percorso spirituale, mi ha condotto a Bat Nha. Qui ho finalmente trovato la mia dimora spirituale, dove poter vivere nel sentiero dell’amore.. Qui sto imparando a respirare, vivere, giocare e lavorare con oltre trecento spiriti affini; in breve tempo mi sono trasformata in una persona

nuova, più gentile e più felice! Bat Nha è divenuta la mia seconda casa e nessuna difficoltà soverchiante può trascinarmi via da qui. Niente elettricità, né acqua, né cibo – nessun problema! Non mi danno nemmeno fastidio gli altoparlanti che implacabilmente notte e giorno vomitano accuse e falsità nelle nostre orecchie. Questa tortura ci dà la possibilità di praticare l’amore e la non violenza verso persone che sfortunatamente sono inclini alla violenza e non amabili. Queste difficoltà rappresentano una sfida, perché offrono formidabili opportunità di imparare la pazienza, l’accettazione e il profondo apprezzamento per la vita nel momento presente, ci aiutano a sradicare ansie nascoste e a trasformarci da dentro. Non importa quanto siano dure per me le circostanze esterne, io provo gratitudine e non nutro risentimento.

Il Monastero di Bat Nha è una pacifica comunità di fede. Attraverso la comprensione e l’amore aspiriamo a trasformare noi stessi e a contribuire al miglioramento della nostra società. Chiediamo soltanto la libertà di praticare la nostra fede! Perché il Governo incoraggia la distruzione della nostra casa? Perché legittimi cittadini sono stati violentemente sfrattati e crudelmente percossi? Per favore non costringeteci ad abbandonare la nostra dimora religiosa e la nostra pratica! Per favore non separate i nostri fratelli e sorelle! Noi vogliamo soltanto praticare la nostra religione in pace!

La monaca novizia (aspirante)

Tam Thuong

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